Gnosis Vera

Esegesi e greco · 28 ottobre 2026

Splanchnizomai. La compassione che viene dalle viscere

Un verbo quasi inventato

Nei Vangeli, quando Gesù prova compassione, il verbo è splanchnizomai (σπλαγχνίζομαι). Nel greco classico praticamente non esiste con questo significato: splanchna sono le viscere, gli organi interni, e il verbo indicava il mangiare le interiora delle vittime sacrificali. Sono stati i traduttori ebrei della Settanta e poi gli evangelisti a farne il verbo della misericordia, perché avevano bisogno di una parola che rendesse l’ebraico rachamim — anch’essa plurale di rechem, l’utero. In entrambe le lingue la misericordia è un fatto d’organi, non di idee: è ciò che si sente nel ventre davanti a chi soffre, come una madre sente il figlio.

Dove compare

Il verbo compare dodici volte nei Vangeli sinottici, mai in Giovanni, e quasi sempre con Gesù come soggetto. Davanti alla folla stanca e sfinita come pecore senza pastore (Mt 9,36). Davanti ai malati (Mt 14,14). Davanti alla folla affamata prima della moltiplicazione dei pani (Mc 8,2). Davanti al lebbroso (Mc 1,41). Davanti alla vedova di Nain che segue il feretro del figlio (Lc 7,13). Ogni volta il verbo precede un’azione: la compassione nei Vangeli non è uno stato d’animo, è un movimento che finisce in un gesto.

Tre volte il soggetto è un personaggio di parabola, e sono tre parabole decisive. Il samaritano che vede l’uomo mezzo morto e ne ha compassione (Lc 10,33), mentre il sacerdote e il levita, che pure lo vedono, passano oltre: la differenza tra i tre non è nel vedere, è nelle viscere. Il padre del figlio perduto, che lo vede quando era ancora lontano e ne ha compassione e gli corre incontro (Lc 15,20). Il re che condona il debito enorme al servo (Mt 18,27). In tutti e tre i casi il personaggio con le viscere è la figura di Dio.

Che cosa dice di Dio

Questo è il punto teologico. La filosofia greca pensava Dio come apatico, impassibile, perché la passione è segno di imperfezione. Il Vangelo usa per Dio il verbo più fisico e passivo che ha a disposizione: Dio è uno che si commuove nelle viscere. Non è un’incoerenza, è una rivelazione. L’Incarnazione significa anche questo: che Dio ha preso delle viscere per potersi commuovere come noi.

Che cosa dice di noi

Quando il verbo è rivolto ai discepoli, è sempre come comando implicito: va’ e anche tu fa’ così, dice Gesù alla fine della parabola del samaritano. La compassione non è un dono di temperamento che alcuni hanno e altri no; è la forma in cui si riconosce chi ha capito il Vangelo. Il sacerdote e il levita conoscevano perfettamente la Legge; il samaritano, eretico ai loro occhi, aveva le viscere giuste. Per Luca la gnosis vera non è nella testa, è lì.


Scheda lessicale

Termine Lingua Senso letterale Senso biblico
rechem / rachamim ebraico utero / viscere misericordia materna di Dio
splanchna greco interiora sede della compassione
splanchnizomai greco (lett. mangiare le viscere) commuoversi nel profondo
misericordia latino miserum cor, cuore per il misero compassione attiva
eleos greco pietà, grazia la misericordia come atto (cfr. Kyrie eleison)

Si noti che il latino misericordia sposta la sede dal ventre al cuore, e l’italiano “compassione” la sposta ancora, verso il patire-con. Ogni traduzione sale di un gradino verso l’astratto; il greco dei Vangeli resta ostinatamente in basso.

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